Prima di ogni considerazione: da leggere.
Non perchè sia impeccabile nell’analisi o sempre condivisibile nelle letture offerte, ma perchè costringe a mettere in discussione modi di vedere e sentire Maria e la donna ormai cristallizzati.
E’ un giusto e doveroso tentativo di spingere l’immagine della donna di Nazareth e della donna nella Chiesa su prospettive più ampie ed equilibrate, non necessariamente legate ai clichè che secoli di storia, di una certa teologia e di una certa cultura hanno costruito.
Nello sforzo di rompere gli schemi si spinge a volte nell’eccesso opposto indulgendo in qualche argomentazione non sempre ben sostenuta e convincente (alcune sue letture teologiche e bibliche non sono precisissime…) e in alcune forzature intepretative non proprio sempre condivisibili.
Spesso utilizza quell’approccio – oggi frequentemente utilizzato – che considera un’affermazione come l’indiretta negazione delle sue alternative, quasi che l’evidenziare un solo aspetto di una questione fosse non un focalizzare ma un assolutizzare. Tale approccio è efficace nella provocazione alla riflessione, ma rischia di perdere la lucidità della critica per sconfinare nella polemica e, in qualche passaggio, la Murgia da questa sensazione.
Ben scritto, agile nella lettura, provocante al punto giusto. L’ottimo sarebbe stata una pars costruens più approfondita, mentre mi pare solo accennata. Ma, alla fine, non mi pare nemmeno l’intento fondamentale dello scritto.
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